Il linguaggio dello Stato

C’è una bella espressione, nella Tradizione, relativa alla comunicazione: “parlare con la lingua del proprio stato spirituale“, cioè esprimersi non mediante le parole, ma con la “disposizione interiore“: stare nel mondo, influenzarlo1, indirizzarlo con la propria presenza silenziosa.
È il linguaggio dei maestri veri; ma lo è perché è il linguaggio dei Netheru, delle emanazioni divine che vivono (realmente, “materialmente”) nelle funzioni organiche, sebbene non siano affatto organiche. Si tratta di Assoluti, e la poesia mistica tradizionale afferma che le prime tre emanazioni fossero Bellezza, Amore2 e Nostalgia. Non concetti astratti, quali sembrano all’uomo naturale, che li confonde con sentimenti o con “valori”, ma Esseri. Bellezza, Amore e Nostalgia scorrono nelle vene del figlio di Dio, ne sono in qualche misura il sangue stesso.
Ebbene, questi Esseri parlano con la lingua del loro stato spirituale; lingua che non può essere imparata, ma solo intesa quando si raggiunge lo stato spirituale dal quale sono state emesse queste “silenziose parole”.
Essi intervengono nel Creato con la modalità che è propria della funzione ed attitudine magistrali: il discepolo (in senso lato: il figlio di Dio che procede lungo il proprio risveglio) comprende la Bellezza quando il proprio stato spirituale raggiunge il piano ove Bellezza opera; e così anche per Amore e Nostalgia.
La lingua dello stato spirituale di Amore è difficile da intendere, perché gli effetti delle sua opera in campo organico sono tali da nascondere la loro origine; e tali da dovere essere attraversati, il che significa vissuti fino alla loro consunzione. Per questo l’emergere di Amore è inteso come necessità di uno strumento della conoscenza di sé: è il mezzo per realizzarla, ed impone questa realizzazione, ma solo in chi raggiunge il corrispondente stato spirituale.
Ma la lingua più sussurrata al cuore, più dolce e completa, perché contiene Bellezza e Amore, è Nostalgia.
Dicono i poeti che Nostalgia nasca dalla coscienza del non essere (stata) eppure di essere (qui ed ora): è la coscienza profonda dell’essere stati nel non-essere; dell’essere insieme vivi e morti, viventi e morenti: vivi nel non-essere, tuttavia, e morti nell’essere! E, morti essendo significa (nella lingua di quello stato spirituale) viventi contemporaneamente nel non-essere: luogo questo ove si può pensare che Nostalgia amerebbe ardentemente (‘ishq) tornare. Ma Nostalgia, come Amore, non è un sentimento: è una forza che, come Amore, attrae: essa, all’Origine.
Nostalgia è in sé uno stato spirituale, perché è la forza attiva della coscienza dell’unità dell’essere e del non-essere operante in sé, e non nella forma dualistica (cioè dell’essere i due termini alternativi o polari), ma in quella, misteriosissima, dell’Unità.
Nostalgia è una coscienza del mistero; dunque è, totalmente, la Conoscenza.

NOTE
(1) L’influenza spirituale è baraka: non “buon esempio”, ma dimensione di luce in atto. L’imitatio Christi non è una questione di comportamento…
(2) Amore in persiano è Mehr, come in egiziano antico è Mer: a testimonianza della continuità, anche radicale (qui in senso verbale), dei Viventi (Netheru).

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