Tommaso il disperato

Tommaso1 non si accontenta: mette il dito nella piaga, e constata. Gli altri apostoli credono.
Sebbene siano “beati coloro che credono senza aver visto“, la Conoscenza è di chi ha visto e toccato con mano l’impossibile.
Questo caratterizza lo gnostico, rispetto al credente. Ed è per questo che la via della conoscenza (mistica, noetica) è una via esperienziale; ed è una via sperimentale, per quanto attiene all’esperienza individuale: inutili le esperienze di altri, alle quali crede il credente.
Il credente ha fede in ciò che altri dicono, e speranza che ciò in cui ha fede sia il Vero; Tommaso sperimenta, non testimonia se non qualche sillaba della sua verifica sperimentale: “Mio Signore e mio Dio!“, e sa.
Tommaso testimonia di altro, scrive appunti, ma – senza nasconderli a nessuno – li scrive per sé; se qualcuno li legge, ne faccia l’uso che vuole: creda o no, che importa? Se non crede, affari suoi; se crede, non è altro che un credente.
Tommaso è un disperato: ha certezze e quindi non sa che farsene della speranza… è un sentimento per lui obsoleto, superato dai fatti; di conseguenza non aspira a un al di là, ma assapora il qui ed ora dell’impossibile realizzato.
Egli è Didimo, Δίδυμος, fratello gemello di Gesù, figlio di Dio, dunque; e gemello vuol dire “pari”, della stessa sostanza.
Didimo Tommaso sa che non vi è distanza o separazione tra lui stesso e il suo Signore, e non per aver guadagnato questa vicinanza, ma per averla scoperta ora come data ab initio. Didimo tocca con mano il suo Signore; chi crede è distante, tanto distante da non vedere il Padre, né il Fratello. Troppo distante per raggiungerli, persino nell’eternità del tempo.
L’impossibile è vero… meglio: è Vero solo l’impossibile.

NOTE
(1) Secondo la tradizione, Tommaso testimoniò in Persia e poi in India; il che non è insignificante per chi risalga le tracce e le basi profonde del sufismo (non tanto quelle storiche quanto quelle spirituali): in Iran ed India si sono realizzate le più profonde integrazioni delle culture religiose precedenti (mazdaismo e induismo) con le successive, senza strappi, con un quasi naturale riconoscimento intrinseco del valore unitario della spontanea religiosità umana (quella dei Figli di Dio), ed una spiccata predilezione per le vie mistiche. Il percorso di essi nei millenni è infatti un viaggio da considerare unitario, con tappe che corrispondono ai tempi e alle successive “dimensioni di luce” apportate dal succedersi dei Profeti e degli Inviati… La Tradizione è questa continuità, il letto del fiume carsico nel quale scorre la reale evoluzione (la liberazione!) dei Figli di Dio.

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