Simorgh

Ma è durante questo periodo che l’upupa diviene un Simorgh, l’uccello il cui richiamo ridesta coloro che dormono.
Il suo nido è sul monte Qaf, col suo canto si rivolge a tutti, ma pochi sono quelli che l’ascoltano. Tutti si ritrovano entro il suo ambito, anche se i più sono privi di lui.
Questo Simorgh si alza in volo senza movimento e, librandosi, non percorre spazi: si fa vicino, eppure non attraversa luoghi. Le tinte variate delle cose del mondo provengono da lui, che in sé non possiede colore.
Se è vero che il suo nido è a Oriente, l’Occidente non è privo della sua presenza. Gli esseri si interrogano su di lui, mentre lui è privo di preoccupazioni.
E tutto viene riempito da Simorgh, il quale è vuoto e privo di ogni cosa.
Anche i saperi dell’uomo si legano al suo richiamo, e ne vengono prodotti. E… i singoli strumenti di musica… derivano tutti dal suono del suo canto, e dalle sue vibrazioni.
Il suo pasto è la fiamma. Chi lega al proprio fianco destro una piuma delle sue ali viene protetto dalle ustioni, qualora passi attraverso il fuoco.
Del resto è opera del suo respiro anche la brezza che rinfresca il mattino, cui gli amanti gnostici affidano i segreti del cuore e gli aspetti celati dalla coscienza: è con lui che essi parlano.
Anche le cose che verranno qui dette sono frutto della sua ispirazione: tutto ciò è un sunto di quella voce e del suo richiamo.1

L’allegoria mistica identifica l’Oriente, ove il Sole nasce, con il mondo della luce, e l’Occidente, ove il Sole tramonta, con il mondo delle tenebre.
Quando il Sole è alto ogni cosa è illuminata, dunque resa visibile o rivelata; quindi una illuminazione è insieme una rivelazione e una creazione, dal momento che, quando una cosa non è visibile non se ne sa l’esistenza e non vi si entra in relazione in alcun modo.
Ma cosa illumina il Sole se non quanto è celato nelle tenebre? Nella notte nascostamente emergono “cose”.
Mentre lo scienziato, il sapiente, indaga in profondità il mondo rivelato, il mistico, lo gnostico è interessato a quanto avviene nel mondo delle tenebre, perché egli intuitivamente, noeticamente, sa che è quello il luogo ove effettivamente vengono creati gli “eventi”, che sembreranno creati quando rivelati dall’illuminazione del Sole, che li renderà manifesti.
Lo gnostico è interessato ad essere quello che partecipa come autore della creazione (ogni giorno il Sole rivela qualcosa di nuovo, la creazione è perenne) risiedendo nell’increato. Vuole essere sostanza della creazione.
Quando il Sole è alto, la luce è abbagliante; l’occhio umano non può più percepire la luce delle stelle, che solo nelle tenebre della notte si lasciano vedere: quella, è la luce dello gnostico, perché le stelle guidano ed orientano; le stelle si ammantano di nero per mostrarsi, si mostrano nascoste… Per questo lo gnostico accolto tra i co-creatori vive nell’ombra, sebbene sia costantemente illuminato: è reso invisibile alle creature deste nella rivelazione abbagliante, è reso invisibile alle creature dormienti dalla tenebra che lo ammanta…

Noi abbiamo un re senza rivali che vive oltre la montagna di Qaf. Il suo nome è Simorgh, ed è il sovrano di tutti gli uccelli2. Egli è vicino, ma noi siamo a una distanza infinita da lui. La sua dimora è protetta da gloria inviolata, il suo nome non è accessibile a ogni lingua! Più di centomila veli celano lui, che è oltre la luce e la tenebra. Non esiste nessuno nei due mondi che abbia l’ardire di contrastarlo; egli è, in eterno, assoluto sovrano e vive immerso nella pienezza della sua maestà… Quando mai scienza o ragione potranno giungere alla sua dimora? Non si conoscono vie che conducano a lui, eppure senza di lui non è possibile vivere!
Infinite creature si tormentano nel desiderio di lui, ma anche l’anima più pura è impotente a descriverlo e l’intelletto è incapace di percepirlo: per questo anima e intelletto annichilirono nello stupore, accecati dai suoi attributi. Non v’è saggio che abbia percepito la sua assoluta perfezione, né veggente che abbia contemplato la sua bellezza. Il creato non ebbe mai modo di penetrare una simile perfezione e la sapienza ne perse le tracce e la vista si confuse.
Ma se tu smettessi di delirare, capiresti che le creature del mondo partecipano della sua perfetta bellezza… Infinite teste rotolarono lungo la via come miserabili palle, e furono gemiti e sospiri! Terre e mari innumerevoli s’incontrano lungo la via, non pensare che il cammino sia breve! Per un viaggio così straordinario necessitano uomini dal cuore di leone, giacché lungo è il cammino e cosparso di abissi sconosciuti. Si procede nello stupore, continuamente cadendo e risorgendo.
Scoprire una traccia di lui costituisce un dono prezioso, giacché senza di lui la nostra vita si consuma vanamente. E se tu sei uomo non privare il tuo cuore della presenza dell’Amato! E poiché necessitano uomini veri lungo la via, uomini che non esitino a ripudiare la vita pur di giungere a quella corte, lava via l’esistenza dalla tue mani, se vuoi essere considerato uno di loro! […] Se tu saprai lasciarla con coraggio, l’amico ti farà dono della sua essenza.3

NOTE
(1) Shihāb al-Dīn Yaḥyā Sohravardī 
(2) Gli uccelli, nella loro enorme varietà, e nella loro fantasmagoria di colori, canti, espressioni rappresentano le manifestazioni di Simorgh, che tutte queste magnificenze contiene in sé.
(3) Farīd al-Dīn ʿAṭṭār

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