Affabulazioni

L’uomo è l’unico animale capace di raccontarsi, di affabulare se stesso a se stesso.
Questo gli permette di storicizzarsi come specie, di lasciare documenti ai posteri, di costruire i propri miti ed il proprio mito.
Capacità di specie che rende il genere umano il più resiliente tra tutti, usando qui il termine con valore ecologico (resilienza è “la velocità con cui una comunità biotica è in grado di ripristinare la sua stabilità se sottoposta a perturbazioni“), in modo di concepire l’umanità come “comunità biotica”, ed evidenziarne così l’aspetto più radicato nell’animalità.
Ma ogni comunità biotica, intesa come sistema, è costituita da individui la cui personale efficacia esistenziale è all’origine di quella del gruppo; e la capacità individuale umana di raccontarsi a se stesso affabulando è stupefacente: l’uomo è l’unico animale capace di raccontarsi bugie e di crederci fermamente. Di più, è l’unico capace di raccontarsi bugiardamente a se stesso. Il che gli impone di sostenere una duplicità (che vuol dire ambiguità ed ambivalenza) che è alla base del successo di specie: ogni individuo umano appare come uno, ma è due; il prevalere su tutte le altre specie è quindi un fatto di pura preponderanza numerica.
L’uomo vive nella duplicità quando guarda se stesso, quando si descrive agli altri e a se stesso, quando si riconosce un inconscio, quando si mette in cerca della sua “metà”, quando si dà obiettivi e si proietta in un futuro immaginandosi, quando – di conseguenza – ha speranza, quando coltiva il proprio ideale…

Questa caratteristica di duplicità è insita nella natura umana come la pelliccia è insita nella natura dell’orso, o la predazione in quella del lupo. Ed è quella che lo distingue da ogni altra forma vivente. Non può essere giudicata, quindi… non si imprigiona il lupo perché ha ucciso una pecora: è nella sua natura.

Questo ha delle conseguenze: ad esempio, un rapporto tra due umani e sempre un rapporto a quattro, e chiunque si occupi di comunicazione o di dinamica delle relazioni dovrebbe tenerne conto: è stupido dire a qualcuno “tu menti!” con tono accusatorio… che altro potrebbe fare? Qualsiasi relazione è fondata sulla menzogna, e solo chi lo sa può davvero “relazionarsi”. E chi lo sa, avendo dovuto dire la verità a se stesso, ha dovuto abbandonare la duplicità. Difficile dire se possa essere ancora considerato umano, quindi…

D’altra parte, il percepirsi come affabulabile e quindi come costruibile idealmente per incontrare il mondo, produce un concetto di se stesso che contiene una interiorità (che spesso l’uomo lamenta non venga colta dai suoi simili), ed una esteriorità che fa da interfaccia con ogni altra “cosa” costituisca il suo universo. Dunque l’uomo è l’unica specie vivente che si riconosca una interiorità e che dunque concepisca in sé l’esistenza di un mondo non agito, oscuro, nascosto e a volte incombente come una minaccia. Ecco perché l’uomo preferisce riconoscersi nella sua esteriorità(1).

Ciononostante l’interiorità ha una sua pregnanza, ha una gravità a volte enorme sia in quanto peso specifico, sia perché l’arginarla quando tenta di erompere è una fatica immane, logorante.
E a volte succedono cose strane. Affabuliamo: l’esteriorità sia dunque una capanna nel bosco, e l’interiorità sia il pavimento di questa capanna, niente più che qualche metro quadrato di terreno chiuso da pareti, invisibile dall’esterno; ed immaginiamo che qualcuno che vi sia entrato per un po’, di passaggio, abbia lasciato cadere inavvertitamente un seme su quel pavimento. Passerà del tempo, ma quel seme produrrà un alberello che crescendo metterà in pericolo la struttura della capanna, e crescendo ancora la farà crollare con la forza della propria vitalità e della propria inarrestabile aspirazione alla luce.
Se questo avviene, la capanna non potrà più riconoscersi nella propria esteriorità e dovrà accettare di essere stata spazzata via, a meno che non si riconosca nell’albero… e l’albero non è una capanna: è la forma viva di quel legno morto di cui la capanna era fatta.

L’uomo è l’unico animale a cui sia stata data la possibilità di una metamorfosi, purché nella sua interiorità sia stato posto il seme della Vita… perché questa, quella che egli conosce, non è la forma vivente dell’umanità, è il legno morto della capanna…
Per questo è bene guardare dentro, invece che fuori: magari si vede emergere un germoglio nelle profondità del proprio cuore.

NOTE
(1) E’ incredibile allora che l’uso della maschera antivirus possa essere intesa come negazione della propria libertà… però, a pensarci bene, Brighella odierebbe dover nascondere la maschera che lo identifica con una uguale per tutti.

Un pensiero riguardo “Affabulazioni

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