La non-psicologia dell’uomo a venire

0 – Premessa
Per quanto possa sembrare superfluo sottolinearlo, la distinzione tra “macroscopico” e “microscopico” che si fa in fisica e che determina la validità di leggi diverse e contraddittorie, non è nella dimensione dell’oggetto osservato, che è e resta il Tutto; ma nella profondità dell’osservazione, dovuta all’uso o meno di strumenti.
Nella stessa “cosa” sono presenti ed attive tutte le leggi, che si contraddicono; l’uso delle une o delle altre è scelta dell’osservatore. E le leggi stesse sono strumenti attraverso i quali l’osservatore cerca di spiegarsi il Tutto in maniera rassicurante, tale cioè da dargli l’illusione di poterlo conoscere o forse controllare.
Nella Scienza dello Spirito, la Coscienza è il Tutto, ed essa quindi osserva sempre se stessa: non essendoci – a quel livello – un osservatore esterno, la profondità della conoscenza è relativa alla forza di penetrazione del desiderio appassionato (Amore) di rendersi totalmente conosciuta (posseduta) e disponibile a se stessa.


1 – Una transizione perenne
Il passaggio repentino tra due stati di coscienza è sempre traumatico, produce uno shock la cui gravità è variabile: tutti conoscono la sensazione che si ha quando si viene svegliati improvvisamente e violentemente da un sonno profondo. Analoga sensazione è probabilmente quella che prova il bambino alla nascita, aggravata dal fatto che vi è in gioco la sopravvivenza, dato che deve passare repentinamente dalla respirazione acquatica a quella aerea.
Se si assimilano i due diversi stati di coscienza a due diversi mondi (in verità, un mondo è ciò di cui abbiamo coscienza, e dunque non si tratta proprio di una metafora), il passaggio tra di essi può essere più facilmente rappresentato come una strettoia, a causa dell’esperienza della nascita, e in genere è così.
Ma potrebbe anche essere percepita come una condizione provvisoria di sovrapposizione di stati (1)… Se la coscienza è uno stato quantistico, è un po’ quello che accade con il paradosso dl famoso gatto di Schrödinger, che è contemporaneamente vivo e morto, in attesa che un collasso della funzione d’onda ne determini la sorte (per l’osservatore).

Per la Coscienza questo stato di sovrapposizione è un’esperienza di permanenza e quindi di spazio/tempo; più esattamente è la coscienza di se stessi in questa condizione: è stata chiamata trans-coscienza, e nella scienza spirituale Sirr, segreto; noi la abbiamo chiamata sovra-coscienza.
Dunque permanenza (o sussistenza) in un “mondo” che è il luogo di mezzo per eccellenza, la confluenza dei due mari, la soglia… di cui l’esperienza mistica fornisce alcune testimonianze di grande intensità, perché se ne sente la veridicità testimoniale:

A volte la Terra diventa come il mare agitato, che ondeggia presso lui (il viandante), ed è come se egli fosse sulla superficie dell’acqua, senza annegare… (2)

Un luogo/attimo in cui si realizza nella coscienza l’equilibrio del tutto, inteso come coesistenza vera quanto impossibile degli opposti complementari, ma in cui “manca la terra sotto i piedi”… Di fatto l’equilibrio non si realizza nella coscienza, ma la coscienza è questo equilibrio! Tempo/spazio difficile da sostenere, ma il solo in cui la coscienza può essere insieme quel che era e quello che sarà, mentre sperimenta nel qui ed ora l’essere niente e tutto: uomo difettivo e uomo completo, umanimale e uomo di luce.

2 – Ordine e coscienza
Ora: è necessaria una psicologia di questo stato di coscienza? Se l’esperienza è della coscienza ed anzi realizza la coscienza della coscienza alla coscienza, è corretto supporre che questa coscienza sia frutto, o elemento, della psiche? Non ha viceversa realizzato la propria estraneità ad ogni psichismo, per il fatto che questo emerge dal biologico e la coscienza che si riconosce è un ente che si trova in procinto di nascere alla propria stessa luce?
Se è così, non occorre una scienza descrittiva, né un’ars therapeutica; se lo stato di sovrapposizione è una transizione, occorre forse un’ars maieutica, una ostetricia che faciliti il passaggio, la “venuta all’altro mondo”… la coscienza non affronta una patologia, ma un dolore semmai, una vertigine, una inquietudine da smarrimento dell’identità che è lungi dall’essere una psicosi, perché è una condizione quantistica, non psicologica; e mentre assapora il piacevole dolore di questo vertiginoso disordine, deve ammettere che, se può sentirlo, vuol dire che essa (la coscienza) è, e dunque ha già realizzato un nuovo ordineLa coscienza sa di essere un ordine! La trans (o sovra)-coscienza è ulteriormente un equilibrio tra due stati/mondi, un super-ordine: essere puro uomo (particella, materia…), o pura luce (onda, energia…) è la conseguenza di un collasso della funzione d’onda che solo l’osservazione di un estraneo (o una volontà propria espressa) può operare, tanto che l’una o l’altra cosa apparirà a questi; ma la coscienza si riconosce nel proprio super-ordine, e basta: è questo che l’ha affrancata da “questo basso mondo”.
Qui si ha bisogno di una precisazione: poiché la maieutica richiede che chi la eserciti si trovi sulla soglia tra i due mondi, questi deve partecipare di entrambi ogni volta che è chiamato a farlo; poi può oscurarsi nell’altro, o mostrarsi in questo, a sua scelta, anche in momenti diversi.

3 – La psicologia complicata
La complessità in senso quantistico è, paradossalmente, sorella della semplicità… risiede nel denudamento della realtà nei suoi costituenti radicali e nello svelamento delle infinite variazioni possibili di interazione tra questi elementi basilari e semplici: le sovrastrutture che diventano eccessivamente complicate, e che non trovano sostegno nei costituenti radicali, ma in qualche precedente sovrastruttura, crollano sotto il loro stesso peso, rivelandoli nella loro essenzialità.
Tra queste “complicazioni”, la più intimamente legata all’uomo è la sua psiche, che finisce per essere un intrigo inestricabile di pensieri pensati e di emozioni interpretate, che tutte emergono dal livello organico, sebbene questa evidenza non sembra risultare così chiara a molti. La psiche viene trattata come elemento a sé stante, e comunque costituente, essa sola, l’individuo in sé: io sono quel che sento, che penso, che ritengo, che sostengo… sono quel che socialmente mi viene riconosciuto psicologicamente: amico o nemico, generoso o avaro, gentile o severo, affidabile o no etc. Sono anche io in quanto bello o brutto (questo molto intensamente), ma perché l’esserlo produce una serie di possibilità di interazioni sociali ed affettive conseguenti all’essere desiderati o meno: cosa, questa, che riguarda comunque la sfera psicologica.
Ora, tutto questo può certamente evolvere, può raffinarsi, può correggersi nel senso (più volte tentato in passato) di restituire valore identitario al “corpo”, e all’individuo come unità olistica; ma – come è evidente – questo fatto sarebbe comunque una rivisitazione cultural-psicologica dello status quo, a partire da presupposti modificati; un punto di vista, se non una ideologia. La mente la fa da padrona, comunque.
Le relazioni tra corpo e mente sono state ampiamente studiate e svelate nella loro dinamica da illustri studiosi, che la hanno chiamata psicosomatica o somato-psico-dinamica, a seconda che valutassero l’influenza della psiche sul corpo, o viceversa (come sembra più saggio).
Lo studio profondo di questi legami, conduce alla conclusione che il complicato non può che complicarsi di più per il solo fatto che indaga se stesso: è un epifenomeno che pensa l’epifenomeno e non conosce, perché di altra sostanza, il noumeno che l’ha generato. Un effetto che non conosce la propria causa non può che avvilupparsi in un loop che lo imprigioni e si complichi fino a soffocarlo in un nodo gordiano.
Appare allora chiaro come un uomo a venire potrebbe emergere solo a patto che il suo psichismo sovrastrutturale implodesse, lasciando apparire il suo nucleo, ovvero ciò che è fonte, o causa, della sua entità; dunque una coscienza causante che si riconoscesse e bastasse a se stessa; un Ente/Coscienza non-causato… capace forse persino di produrre un corpo fisico, ma non prodotto di esso.
Il tema dello psichismo e dei suoi meandri oscuri diventa secondario, inutile per un’osservazione del reale “nudo e crudo” nella sua forma semplice; assume valore solo la coscienza di essere coscienza, dunque quella sovra-coscienza che è un Essere in sé.
Se si volesse indagare questa entità nelle sue dinamiche interne, si dovrebbe far ricorso non alla psicologia, ma forse alla biofisica quantistica… una Scienza dello Spirito appare però la più adatta, perché è meno generica: non si occupa della Natura, ma dell’Uomo; e non dell’uomo com’è, in natura, ma dell’Uomo in progresso verso la propria realizzazione; è quindi una sorta di biofisica umanistica, che studia la transizione dall’umano all’inumano. Ed è una scienza sperimentale, non speculativa, capace di cambiare oggetto di osservazione man mano che esso cambia(3): eternamente contemporanea.


NOTE
(1) Si veda a tale proposito, anche l’intervista a Sandro Donadi, in Media INAF, 7/9/20
(2) Najm al-Din Kubrà
(3) In verità, poiché come si è visto la coscienza osserva se stessa in transizione, oggetto e soggetto dell’osservazione coincidono… filosoficamente questo risolve il problema del collasso della funzione d’onda nella sovrapposizione di stati: non vi è mai alcun collasso, se alla coscienza la sovrapposizione di stati è possibile indefinitamente, ed è anzi uno stato che la caratterizza nel suo essere, proprio essa, l’esito del completamento dell’Uomo di Luce. Che Egli si mostri (o lasci che lo si veda) allora in una forma o nell’altra (onda o particella) è frutto di una scelta… etc.

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