Erotologia mistica

Abbiamo concluso l’articolo su “razzismo e supremazia” lamentando come la parola “amore” abbia ormai perduto quasi ogni senso concreto.
La parola, il verbo, è nata come suono (per formare o) designare prima un oggetto, poi, più tardi, un concetto astratto. Nell’astrazione, molte parole finiscono per designare non quello che intende chi le pronuncia, ma quello che intende chi le ascolta… così si dis-perde il senso di una parola.
Va meglio con gli oggetti, tra i quali comprendiamo anche le forze fisiche della natura: il vento, la pioggia, la neve, il freddo e il caldo… L’amore è tra queste forze, ed ha una concretezza, una oggettività universale, che va recuperata: l’amore è l’attrazione tra due polarità, una forza sulla quale si basa ogni equilibrio, fuori e dentro la natura. Che si sia andato perdendo questo significato denuncia che il contatto con la forza “amore” è perduto, sostituito dall’idealizzazione astratta; pur non più visto ma immaginato, l’amore che non può essere amato, indifferente a ciò come gli compete, opera tuttavia ancora più profondamente.


La dinamica tra due polarità attratte è una ricerca incessante di equilibrio; nell’esperienza individuale è un conflitto tra la forza che spinge verso e la forza che resiste e trattiene, ciò che avvicina contro ciò che allontana… L’avvicinamento può dunque essere lento, può non arrivare all’unione, ma è reciproco.

È l’eterna danza della falena attorno alla fiamma della candela, a fare la differenza; perché se la fiamma è mobile e ha la propria vita palpitante, non andrà mai però verso la falena; è la falena che va alla fiamma… Cosa l’attrae? l’ardore, che in lei è della stessa sostanza di quella fiamma. Altrettanto luminoso.
Ogni attrazione “amorosa” si stabilisce, d’altronde, tra elementi analoghi o passibili di diventarlo in seguito alla conquista dell’uno sull’altro, o all’estinzione dell’altro nell’Uno.

Se l’erotologia mistica distingue tra la condizione dell’amante e quella dell’Amato, è perché l’amore è – nel singolo – desiderio di completamento; ritenendo l’Amato colmo della propria pienezza, fiamma, e l’altro, falena, in stato di bisogno dovuto alla propria difettività, è costretta ad affermare con questo come l’Amato non possa amare, non ne sia capace proprio a causa… dell’assenza di mancanza.
Ma attenti a non scambiare la difettività con il bisogno… L’anelito alla completezza dell’Uomo, non serve – come il bisogno – al vivere o al sopravvivere, ma realizza al contrario l’imperativo goethiano: “muori e sii diverso!“: realizza l’attrazione della falena(1)… è difettività dell’estinzione nella pienezza del Tutto, voglia di estinzione per esser diverso.

Se la fiamma attrae senza essere attratta; se Dio, pur essendo amore(2), non ama la falena ché proprio non può, si deve accettare che solo nell’incontro di due mancanze sia possibile l’amore umano: è un amore che pretende di essere ricambiato… e l’amato può ricambiare, come amante, solo se è a sua volta difettivo.
[Nell’amore mistico, all’opposto, la pienezza dell’Amato è tale da comprendere in sé l’amante nell’estinzione di questi in quanto “altro”, e dunque esclude a monte ogni separazione].
Anche quando, a tratti, le due umane mancanze colmino a vicenda il vuoto, ecco che la raggiunta completezza elimina l’amore; due polarità opposte si attraggono finché non si uniscono, poi si annullano. Ma sono costrette subito dopo a ritornare alla propria difettività, se vogliono rinnovare l’amore esausto.
L’esistenza dell’amante afferma in sé proprio il difetto, l’assenza, e dunque lo stato di separazione; in altre parole può amare solo il separato, il diviso, il mancante. Le coppie umane devono essere perciò fatte di individui separati, e difettivi, che si impegnino a rimanere tali… Schiavi dell’amore, quando si manifesta, sono condannati a rappresentarlo, senza poterlo realizzare. Solo una visione… il supplizio di Tantalo.
Forse è questa la ragione che ha spinto all’idealizzazione dell’amore: vederne la Realtà è vederne la spietatezza…


NOTE
(1) W. Goethe, Desiderio beato, in Divan occidentale orientale, Torino 1990
(2) Dire che Dio è amore è corretto; ma non lo è dire “Dio ti ama”, perché ciò equivale a concepire Dio come “difettivo”…

Un pensiero riguardo “Erotologia mistica

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