In vitro veritas

Una bottiglia è un contenitore; prima che sia riempito, contiene se stesso ed un potenziale, che consiste nel suo vuoto.
L'”Io” della bottiglia deve essere realizzato mediante il riempimento, che ne attua il potenziale. Se resta vuota, la bottiglia non può dichiararsi “Io”; al più ne conserva il progetto.
Quindi, dal momento che viene al mondo come oggetto, la bottiglia perseguirà per propria qualità intrinseca (che non richiede coscienza), di essere riempita (al fine di diventare soggetto), e farà del tutto per esserlo. Quanto? e di cosa?
Dal punto di vista della bottiglia non ha grande importanza… oggettivamente, una bottiglia piena ha realizzato la sua funzione, quindi è pienamente Io, qualunque ne sia il contenuto. È la pienezza completa o no, semmai, che può stabilire diversi gradi di realizzazione.
Per l’uomo è la stessa cosa. Se egli si riempie è un uomo; se lo fa completamente è un uomo ben realizzato; se solo in parte, avrà qualche frustrazione che cercherà di sanare e che chiamiamo nevrosi; se resta vuoto, è uno psicotico perché privo di Io (potenzialità funzionale non attuata).
L’umanità è fatta di bottiglie vuote, più o meno piene, colme. Rare quelle traboccanti. Chiedete però a una bottiglia vuota: chi sei tu? E risponderà: una bottiglia! Pure se vuota, è così di diritto, anche se non di fatto.

Adesso occorre valutare l’elemento extra-umano, che non ha significato riguardo alla realizzazione dell’umanità nell’uomo, ma ne ha in quanto qualifica l’umanità realizzata in una funzione superiore: la specificità della sostanza che ha riempito la bottiglia. Se uno conserva gelosamente delle bottiglie come un bene prezioso, lo fa a causa di ciò che contengono, non altro.
Perché una bottiglia è tale e pienamente realizzata sia che contenga un prezioso vino d’annata, che della benzina da usare in un attentato, ma il contenuto stabilisce una sovra-funzione della bottiglia piena. Quelle semi-piene o vuote non entrano in gioco; quelle piene invece finiscono nelle mani di qualcuno che le usa non in quanto bottiglie fiere di essere tali e di essere realizzate, ma in quanto contenitori di una qualche sostanza, che, essa, deve essere utilizzata a qualche fine che alla bottiglia sfugge.
Rispetto alla condizione di bottiglia (leggi: uomo), quella di “bottiglia piena” apre a una condizione umana meta-fisica, perché travalica la natura fisica della bottiglia/uomo, e perché per essa intervengono elementi sovra-umani a determinarne l’uso.
Nella bottiglia piena si stabilisce intanto una percezione dell’Io unitaria: io sono una bottiglia piena, dunque non percepisco il mio contenuto come altro da me… Sono una bottiglia di… qualcosa.
Poiché questo qualcosa è caratterizzante, per quanto attiene a ciò che l’uomo chiama “Io”, fa capolino la possibilità per il contenitore di riconoscersi in ciò di cui è stato riempito: non sono più una bottiglia di vino, ma un vino in bottiglia.
Siccome si tratta pur sempre della cosa di prima, una bottiglia piena di vino, che cosa è cambiato? Vi è stato una spostamento della coscienza, quella auto-conoscenza che ci fa dire: io sono… , e quindi di fatto si è mutata la propria natura da contenitore a sostanza, contenuta ma passibile di estrazione dal contenitore, di liberazione.
Questa possibilità c’è, ed è senza perdite, perché la perdita della bottiglia, o il suo svuotamento, non corrisponde più alla perdita dell’Io, coscienza di essere, ché è stato trasferito nel vino…
Chissà chi berrà il vino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...