Lungimiranza

Qualcuno ha sostenuto che la lungimiranza equivalga alla cecità; o almeno allo strabismo, e che “inganna circa la verità”. E ha detto che, infatti, è il filosofo (il quale “lungimirante, parecchia confusione trova davanti a sé”), che, nel tentativo di mettervi un ordine mentale, filosofeggia.
L’uso dell’abilità “discorsiva” della mente “curiosa”, cioè il logos, o ragione, con la sua attività proattiva che interferisce, impedisce di ricevere “tutti i significati archetipici e principiali” privando il filosofo della “ricettività” e della “certezza della conoscenza intuitiva” e visionaria.
Cose dette un migliaio di anni fa, quando l’uomo guardava lontano, ma non pensava affatto a guardarsi “dentro”; l’introspezione è cosa molto tarda, della seconda metà del 1800. Sarebbe “logico” supporre che, da quel momento l’inganno della lungimiranza fosse stato evitato a favore dell’autocoscienza… ma no: la lungimiranza ha solo invertito la propria direzione, così che la mente curiosa ha preso a sondare le profondità invece che le altezze…
Ora siamo a una fase in cui è necessario scoprire finalmente la certezza della verità fatta di significati “archetipici e principiali” in modo diretto, ricettivo e visionario… si apre qui una nuova era, in cui il perseguimento della conoscenza deve essere di questo tipo; ed è necessario che chi intenda accedere ad essa impari non più ad indagare, ma a mettersi nella condizione di riceverla.
Sembra un atteggiamento e null’altro: è una rivoluzione dell’essere.

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