Ieri, o dell’anormalità di sempre

Si parlava qui appena ieri delle profondità della Coscienza in cui, individualmente, si formano gli avvenimenti nella vita (somato-psico-energetica) di ognuno, paragonandole alle profondità della Terra: è un’immagine che ci è stata resa consueta dalla psicoanalisi, ma anche da Jung e – prima – dalla simbologia dei miti greci, cui queste moderne culture hanno attinto. I greci hanno tratto la percezione e la conoscenza delle profondità dell’animo umano dagli Egizi, e loro chissà…
L’anima umana, la psiche (ψυχή) ha (per ogni cultura in ogni tempo, sembra) profondità insondabili, attive e ignote persino a chi le ospita, o ne scaturisce, forse. Tanto che quel che si chiama comunemente “Io” è il tremore superficiale del terremoto il cui epi-centro (il centro profondo) è inconscio.
Che cosa è davvero successo in questi ultimi mesi? ci si chiedeva ieri… un ribaltamento forse. Il sole sta per cambiare fase – come fa a intervalli regolari – rovesciando la sua polarità. Chi se ne accorge? Questo per dire che, come esiste una profondità inconscia, esiste una elevatezza inconscia. Forse, come esiste un sub-conscio, esiste un sovra-conscio… sempre se si crede che l’uomo sia, come sostengono alcuni, un microcosmo o, come dicono altri, sia il cosmo ad essere un macro-uomo. Magari, ciò che era profondità è diventata altezza, e viceversa.
Insomma, di cose di cui l’individuo non si accorge ve ne sono diverse; e alcune emergono dalle proprie sorgenti ipogee, altre discendono dagli universi… dunque alcune vengono alla luce dal buio, come un bambino che nasce; altre vengono dalla luce e discendono facendosi continuamente carne, come fa la luce del Sole, in ogni momento.
Per questo i greci dicevano “conosci te stesso!” (γνῶθι σεαυτόν, gnōthi seautón), i tuoi limiti. L’uomo è intrappolato in se stesso, nel senso che i propri limiti sono anche i margini che lo definiscono, e dunque non può conoscere se stesso senza uscire dai propri limiti, ossia da se stesso. Tutti i tentativi, pur generosi, che si possono fare per “aiutare” l’uomo all’interno dei propri limiti sono destinati al fallimento, perché confermano quei limiti, e dunque rafforzano ciò che lo fa soffrire… un senzatetto soffre, ma portargli una coperta significa aiutarlo a restare un senzatetto rendendoglielo più confortevole; non dargli la coperta, allora? certo che no, occorre dargliela… ma questo è il dramma, che si finisce per accorgersi che aiutare chi sta male, lo aiuta a star male.
Dunque, seguendo il filo del discorso, occorre un mutamento radicale: che l’uomo varchi il limite che lo definisce; ma perché questo sia un ampliamento dei propri limiti all’interno del quale si conserva l’Io, e non una dispersione nel caos psicotico, occorre una cosa che resta inconsapevole: che la luce del sole nutra l’epicentro e che da esso scaturiscano sommovimenti “controllati” che la superficie possa sostenere senza esplodere. Questo – al livello minimo – è quello che avviene costantemente, si chiama vita, e nessuno ne è consapevole. Ma per ampliare i propri confini, le profondità devono essere nutrite da una luce maggiore e intenzionata (ovvero diretta a questo scopo e in quell’individuo)… c’è chi cerca di mettersi sotto il suo raggio, chi no… così vanno le cose.

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