Il lock-up è una prigione

Si è detto qui, qualche articolo fa, del pericolo contenuto nelle conseguenze del lockdown.
Bisogna dire che se il tempo che si sta vivendo è quello di una rivelazione, la cosa più spaventosa agli occhi di molti è la rivelazione di se stessi a se stessi. Cosa alla quale si riesce a sfuggire persino per tutta la vita, ma che a volte situazioni critiche e inevitabili come le attuali, impongono di vedere.
In questo momento le parole d’ordine sono “fiducia”, “speranza”, “normalità”… che suonano un po’ false, come le parole di incoraggiamento rivolte a una persona gravemente malata, che le riceve con la dovuta gratitudine per l’affetto che gli dimostra chi le dice, ma consapevole che non sono giustificate dalla situazione reale.
C’è una generale tendenza a voler rimuovere, a dirsi che “non è successo nulla”, che è stata solo una brutta parentesi; ma se c’è qualcosa che è stato davvero mutato senza che si osi ammetterlo, è che sono stati stravolti i precedenti significati delle parole “fiducia”, “speranza”, “normalità”… concetti di cui, da qui in poi, si sarà forse costretti a fare a meno.
Una valutazione obiettiva di questo fatto sarebbe positiva, se non vi fosse la paura a dominare il sentire di ognuno. Le tre parole sono infatti la cura di questa paura, ma sono solo un placebo, non l’agognato vaccino.
E’ impopolare, ma se si potesse suggerire di cominciare ad assaporare la vita – come fanno i raffinati col caffè – nel suo sapore reale, non coperto da edulcoranti, dunque amaro in relazione alla qualità d’origine, ma, in questa sua purezza, colmo di aromi deliziosi a saperli apprezzare, forse si capirebbe come proprio “fiducia”, “speranza” e “normalità” ce ne abbiano nascosto il valore reale, ne abbiano appiattite le infinite e raffinate nuances in uno stupido consumo della vita (quale opportunità e potenzialità) ai fini della sopravvivenza.
“Fiducia”, “speranza”, “normalità” sono stati i nostri alibi per la nostra paura di vivere, sono state le nostre illusioni (tutte ripetutamente deluse eppure perseguite con una pervicacia ossessiva)… Senza di loro si vive ogni giorno come fuori del tempo, senza una auto-narrazione che storicizzi l’esistenza procrastinandone il senso a data da destinarsi; senza di loro, si è obbligati a darlo, questo senso, in ogni azione che si realizzi nel qui ed ora, con senso della realtà, che è senso di quel che si è; e con la consapevolezza che cambiare le cose è solo cambiare quel che si è; e che cambiare quel si è, è fare, fare se stessi nel momento in cui si vive, continuamente; che il farsi come opera del proprio vivere è il senso della vita. E che tutto questo non si misura che interiormente.
La normalità è un letto sul quale ci si adagia e ci si addormenta; fiducia e speranza sono l’illusione che al risveglio le cose siano diverse “per magia”. Invece, la vita reale è il sogno che si fa, e una coscienza libera sogna e vive quel che gli pare; nel momento stesso in cui sogna essa crea un mondo, mentre osserva le spoglie dormienti di chi ha fiducia e speranza, adagiato sulla normalità.
Ma molti scambiano il sogno con la fantasia, e questa è la massima illusione…

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