Antiche storie di donne

La storia narrata dall’apocrifo dell’Antico Testamento noto come “Enoch Etiopico“, narra di una razza umana terrestre fatta di maschi e femmine (Genesi 1, 27), e della discesa presso di essa di una razza angelica (aliena, in senso etimologico) fatta di soli maschi, attratti dalla bellezza delle femmine umane. Questi “angeli”, per amore, insegnarono alle (loro) donne arti, scienza e tecnologie che consentirono alla razza umana l’avvio di quel progresso di cui beneficia trionfalmente ora (?). Vennero dei figli, detti i Giganti, però che divorarono ogni risorsa terrestre, finché la giustizia divina non fu costretta ad intervenire con il diluvio per distruggerli, etc.
Qui però vorremmo solo sottolineare come il ruolo della donna fosse e sia da sempre dirimente circa i destini della razza umana tutta. Nella storia che Enoch racconta, ci si trova in una situazione in cui la Terra è abitata da uomini umani, donne umane, uomini alieni; in questa situazione la donna decide se unirsi a un maschio umano, contribuendo alla conservazione e propagazione della razza umana, o a un maschio alieno dando luogo a una progenie ibrida, che si potrebbe considerare come una nuova umanità (di cui tralasciamo qui la potenziale distruttività perché non inerisce al tema che intendiamo svolgere).
In base alla scelta che solo la donna può fare, allora, si dà origine alle due “stirpi” che qualcuno ha chiamato rispettivamente con il nome di “figli degli uomini” e di “figli degli uomini che sono figli di Dio”, considerando la razza angelica come vicina alla natura divina e da essa discendente per generazione diretta (non mediata da una matrix femminile, per cui li si definisce “Figli del Padre” in senso stretto).
È ovvio che nel corso delle generazioni le due stirpi si siano mescolate tra loro, anche perché tra i “figli degli uomini che sono figli di Dio” vi saranno state delle femmine, a loro volta madri, che a loro volta avranno scelto il padre dei loro figli tra i membri di una delle due stirpi originarie… e così via. Ma in questa sede intendiamo solo recuperare il valore originario delle scelte femminili, sia in termini di generazione di figli che in termini di apprendimento e successivo insegnamento di tutti i valori culturali umani che hanno un senso conservativo, protettivo, di cura vissuta come amorevole.
All’origine, al netto delle successive mescolanze, la scelta di una femmina umana di unirsi con un uomo o con un angelo ha dato luogo a due stirpi, i cui destini sono opposti, perché sono opposte le funzioni e i percorsi… i percorsi “vitali” sono sempre circolari, per cui sono determinati dalle origini, dato che ad esse le vie percorse riconducono irresistibilmente. Il figlio dell’uomo potenzia, fortifica e accresce le qualità della specie umane, sforzandosi di farla evolvere; il figlio dell’uomo che è figlio di Dio tende al ritorno alle proprie origini divine, e tenta – viceversa – di liberarsi della condizione umana per ripristinare quella angelica precedente all’incarnazione che ha avuto come tramite la femmina umana. Il fulcro di tutto questo movimento (molto più attivo di quanto si può pensare, soprattutto in questa fase) è nella scelta originaria della donna… tutta l’umanità, variamente contenente i semi delle due stirpi, è d’altra parte riconducibile a una sola madre originaria, l’Eva mitocondriale: una sola donna. La libertà della quale le consentiva di unirsi a un uomo e a un angelo, e partorire i figli dell’uno e dell’altro, di entrambi…
Il potere della scelta femminile è totale, da sempre; è relativo ai destini di questo mondo, anzi li determina, può essere costruttivo e distruttivo a sua scelta, è l’antico potere di Sekhmet… è una enorme responsabilità, e si esercita comunque, anche nell’umiliazione del genere femminile cui disgraziatamente si assiste nello stesso mondo che ella ha prodotto, perché è insito nella Natura, è un potere in sé che si attua nelle donne e in esse si incarna e si realizza: si possono distruggere e umiliare le donne, ma non il potere che incarnano, la cui natura è tale che si esercita sulle donne stesse, che se ne sentono a volte soffocare. È un potere della Natura, dunque una Legge, di cui il maschio vorrebbe impadronirsi ma senza alcuna possibilità di riuscita: soggiogare stupidamente una donna, non è soggiogarne il potere, anzi è dimostrare quanto lo si subisca.

dea

La stirpe che viaggia verso la propria origine divina, proprio a causa di questo viaggio, tende progressivamente a sottrarsi a questo potere, o meglio: è questo potere a disinteressarsi di questa stirpe perché non è funzionale a proteggere l’umanità (la qualità umana “organica”, si intende), dal momento che intende trascenderla… è una storia molto attuale, se si ha voglia di osservare bene gli eventi… il divaricarsi di questi percorsi non ha bisogno di manifestarsi oltre lo stretto necessario; anzi…

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