Uno dei nostri

Uno dei nostri servitori” è l’appellativo con cui Dio stesso definisce Al-Khidr/Elia nel Sacro Corano. L’appartenenza a una comunità spirituale che si riferisca a questa locuzione per definire il valore della parola “nostro“, e sia costituito da “nostri” che si riconoscano nella discendenza spirituale di Al-Khidr, attribuisce un valore specifico e sacrale a questo altrimenti banale pronome collettivo.
In questo ambito, parlare a qualcuno con il “noi” significa accumularlo a un destino particolare; e definirlo “uno di noi” significa estrarlo dalla vita umana comune, e destinargliene un’altra.
Chi può far ciò, fa con questo la scelta amorevole di assumersi la responsabilità della crescita spirituale di chi ha dichiarato essere “uno dei suoi“.
La risposta del prescelto dichiara l’adesione consapevole e fiduciaria nella mani di chi l’ha chiamato, oppure il rifiuto della chiamata che si esprime nell’incomprensione del valore di essa… a volte, se non si è attenti, tra il brusio di molte voci è difficile distinguere quella che chiama fuori dalla moltitudine, che estrae e consacra. In questo caso, non si tratta di un rifiuto arrogante per eccessivo orgoglio, ma di un rifiuto implicito nel non aver inteso, perché distratti… un’occasione persa per non essersi accorti di averla avuta… beati quelli che non hanno scelta, perché quelli che ce l’hanno, la faranno sbagliata.

Il concetto di appartenenza a una genía è già in sé una rivelazione… I figli di Dio, i Suoi, sono in questo basso mondo simili a figli adottivi che vogliono a tutti i costi ritrovare il vero Padre, e quando Egli li chiama fuori non hanno dubbi né considerano altre alternative… a patto, certo, che al richiamo abbiano “orecchie per intendere”.
Si parlava, qualche articolo fa, di cercatori e trovatori… qui si ha l’opportunità di sottolineare come il trovatore (proprio perché non è un cercatore) è piuttosto un trovato. Uno che ha avuto l’abilità, o la fortuna, di farsi trovare. Come? mettendosi in mostra (ricordate? “Dio riconoscerà i Suoi!”) al fine di farsi riconoscere. Atteggiamento del tutto opposto a quello del cercatore, nel quale è insita la presunzione di poter scegliere (discernimento?) tra le varie opportunità che sonda… scegliere ciò che a lui sta bene. Ed è questo che rende il cercatore, seppur curioso, incapace di trovare (c’è l’eccezione di una manciata di erranti che cercava e non trovava, e poi trovò… cercava nella notte dei tempi, prima che sorgesse il Maestro; e trovò non appena il Maestro emerse).
Il trovatore, se trovato ringrazia e si mette a disposizione: è scelto, non sceglie! come faceva notare un Maestro al discepolo che gli rappresentava quanto fosse stato difficile scegliere di seguirLo: “Io ho scelto te!”. E dunque mi segui perché non puoi far altro… più facile di così! Ma no, io sono libero! affermo la mia libertà! Hai ragione: sei libero – in alternativa – di stare fermo e girare su te stesso.
I cercatori, più fortunati, non hanno solo questa possibilità… ne hanno migliaia.

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