I segni dell’Apocalisse

Al_khidr_spada

Tra i tanti segni dell’Apocalisse imminente (si ricorda che “apocalisse” significa “rivelazione“, magari mediante catastrofe, che significa rovesciamento), che i diversi profeti succedutisi nei millenni ci hanno consegnato, e che sembrano tragicamente realizzarsi proprio ora, quali:

“frequenti terremoti, montagne che franano, piogge acide, estati aride, periodi di abbondanti piogge e di assenza di raccolti; degenerazione dei costumi e corruzione degli animi, ampio consumo di sostanze inebrianti, adulterio e fornicazione diffusi e
compiuti alla luce del sole, donne che appaiono nude nonostante siano vestite, cantanti e strumenti musicali divenuti popolari, gli uomini che prenderanno il loro piacere con gli uomini e le donne con le donne, i vincoli familiari che saranno spezzati, il dilagare della pedofilia, i ragazzini che saranno pieni di rabbia, una gran quantità di assassinî, i leader della popolazione che saranno i peggiori tra quelli del loro popolo… Dunque, secondo San Nilo: Concupiscenza, lussuria, adulterio, omosessualità, calunnie, omicidi e loschi traffici domineranno nella società… falsi miracoli e fantastici portenti.…cosicché questi uomini infelici scopriranno il modo di fare una conversazione con altri uomini da un capo all’altro della terra.
In quei tempi (1950!) gli uomini voleranno nell’aria come gli uccelli e discenderanno nel fondo del mare come i pesci…”

ve n’è uno, l’ultimo, che merita una più attenta riflessione: la contrazione del tempo. La sensazione che il tempo non basti mai dipende dalla velocità con cui l’immediatezza della comunicazione rende possibile riempire gli attimi (momenti di vita discreti) di contenuti densi, cosa che rende necessario riempire di tante più informazioni (fini a se stesse, però) quello spazio/tempo che si sarebbe dedicato a portare il contenuto a destinazione. 
Immaginiamo un tale che debba portare una plico da una città all’altra perché il mittente possa comunicare qualcosa al destinatario… e che debba farlo a piedi, come avveniva un tempo. Quanti incontri farà? Quante riflessioni potrà fare, quali dialoghi con se stesso? Quante preghiere come il pellegrino che pratica l’esicasmo? Insomma quanta vita ci cade in quello spazio/tempo?
Ma se la consegna dell’informazione è immediata, tutto quel tempo/spazio come potrà essere riempito? Nell’immediatezza, di fatto ogni cosa è contemporaneamente presente, davvero o potenzialmente, e questo accade nel vuoto, che è assenza/presenza di spazio.
E quando tutto è contemporaneamente presente, lo è anche eternamente perché cessa lo sviluppo lineare del tempo… non c’è più un domani, nelle coscienze. Ecco, è la fine dei… tempi! E perché ciò sarebbe un’apocalisse? Ma perché è la rivelazione che il tempo non esiste se non nelle coscienze, e che, mutando le coscienze, l’annullamento del tempo rivela l’eternità.
La fine dei tempi non una punizione per l’empietà umana, ma la fine di qualche funzione, l’estinzione di alcuni elementi del “sistema” cosmico che hanno terminano di essere utili, per consunzione dovuta all’uso protratto e conclusione del loro servizio; che poi tra essi ci possa essere l’umanità (intesa come qualità operante) è questione di secondaria importanza. Invece è di importanza primaria la coltivazione dei germogli di ciò che, in questo, nasce… ma non sono i giovani umani, sono gli inumani, non definibili “giovani” perché… senza tempo. Ci potrebbero ad esempio essere degli umani maturi, o anche dei vecchi umani, che sono “giovani” inumani… chissà.

 

www.pholeterion.it
“Dio conosce quelli che sono Suoi”

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